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     E' morto Tjaarda, il pap della 124 Spider
 
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TORINO. Se il padre John, olandese di nascita, aveva trovato la sua seconda patria negli Stati Uniti, Tom Tjaarda, nato a Detroit, ha fatto dell’Italia la sua casa. Qui ha trascorso la sua vita professionale, ha legato il suo nome a vetture leggendarie e qui è morto oggi a Torino. Un secolo di design. Tom era figlio d’arte. Il padre era anch’egli designer automobilistico: la sua vettura più famosa è la Lincoln Zephyr, una delle prime auto ispirate alla filosofia streamline, fortemente influenzata dalla ricerca aerodinamica, e grande successo degli anni 30. Insieme, padre e figlio, sono stati testimoni e interpreti di un secolo di storia dell’automobile.

L’auto più celebrata. Il contributo più celebrato di Tom Tjaarda a questi cento anni di storia è la Fiat 124 Spider, riportata di recente sotto i riflettori dal remake realizzato dalla FCA. Il modello originario, del 1966, era una due più due, il cui aspetto fu il frutto di un sagace recupero di alcuni lavori che la Pininfarina aveva realizzato in quel periodo.

A firmarli era stato proprio l’allora trentatreenne Tjaarda. Si trattava della Ferrari 275 GTS, che fornì l’ispirazione per il muso, e della concept Chevrolet Corvette Rondine, che prestò alla convertibile italiana la coda. Il risultato fu così gradevole che la 124 Spider ebbe successo al di qui e al di là dell’Atlantico, facendo innamorare gli americani nonostante qualche piccolo problema di affidabilità.

Il primo amore non si scorda mai. Alla Pininfarina, dove firma più di una Ferrari, Tom Tjaarda era approdato dalla carrozzeria Ghia, il suo primo lavoro dopo gli studi di architettura all’università del Michigan. Il capo dello stile dell’atelier torinese, Luigi Segre, aveva notato i suoi lavori durante una visita all’ateneo americano e lo aveva invitato a seguirlo in Italia. Un’occasione che il giovane non si lasciò scappare. E alla Ghia sarebbe poi tornato nel 1968, al termine dell’esperienza in Pininfarina. Stavolta però con il ruolo di capo del design.
 



 
 

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